Martedì 3 maggio alle 18.30, in diretta facebook, Antonino Pasqualino Di Gregorio intervisterà Sabatina Napolitano, insieme a Graziano Cecere, per il booktalk della rubrica “Libri per passione”

PESARO – Martedì 3 maggio alle 18.30, in diretta facebook, Antonino Pasqualino Di Gregorio intervisterà Sabatina Napolitano, insieme a Graziano Cecere, per il booktalk della rubrica “Libri per passione”. Sabatina Napolitano è una scrittrice, poeta, critica che con “Origami” (Campanotto, 2021) è stata presentata al premio Strega 2022.

Pubblichiamo di seguito un’intervista in anteprima di Antonino Pasqualino Di Gregorio per l’autrice:

Passare dalla poesia alla prosa. Secondo lei uno scrittore si dovrebbe cimentare in entrambe le forme di scrittura? In quale si trova più a suo agio? 

“Grazie per questa intervista e grazie agli amici di Pesaro e delle Marche. La poesia come tensione, slancio, come espressione metaforica di contenuti umani è generalmente riscontrabile in molte produzioni dell’uomo e anche e soprattutto nella natura. C’è poesia in Argerich e Kissin, che suonano a quattro mani la sonata KV521 di Mozart. C’è poesia nel paesaggio veneziano all’alba, così come al tramonto, quando la luna si getta nella laguna e sembra saperci dire chi siamo, riconciliarci con l’essenza. C’è poesia nei pomeriggi delle coste marchigiane che tolgono il respiro. La poesia come valore umano quanto mai oggi si fa strumento della non violenza, continua a dirci quello che non sappiamo su noi stessi, a svelare il mistero per cui siamo vivi. Quanta poesia è contenuta nel messaggio allegorico di una straordinaria foto che scattiamo quando ci sentiamo ispirati per la persona che amiamo? Quanto amore è possibile comunicare tramite quella foto? Ecco, la capacità di emanare amore in modo puntuale e diretto all’oggetto dei nostri desideri diventa sicura alchimia e invade la biografia in delle successioni di pensiero così perfette che investono il campo del divino. In quello riconosco anche il genio umano, quando si muove in accordo alla tenerezza e alla bontà di dio. Ricevere questo tipo di amore è una sensazione così potente e dolce che non solo ti spinge ad emanare a tua volta una risposta di bene ma soprattutto trova l’altro, lo riscalda, lo ringrazia, lo innalza. Questa relazione quindi è capace di dettare i tempi della natura, di riscaldare e calmare, di suggerire e muovere. Le passioni a volte sono dirompenti e voraci e prima o poi si raffreddano. L’amore invece è una continua tensione mossa alla pace che può effettivamente durare in aeternum con dei sottili slanci di dedica disinteressata. Ecco che si toccano punte di sublime che solo un certo modo di pensare “alla natura come uomo” era stato capace di farci provare prima. E di quel sublime a volte ho parlato in riferimento alla poesia, anche se come tecnica e forma letteraria la poesia non è espressione del sublime ma è uno strumento della libertà di pensiero inscrivibile nelle tecniche della metrica e della tradizione. C’è un discorso ampio da tenere sulla natura ermeneutica della poesia e della differenza con la prosa. Dico sempre che i più grandi scrittori sono stati poeti e che è impossibile per uno scrittore di razza non essere poeta. Ad oggi mi sento di dire che da giovane pensavo all’approccio con la poesia carico di pathos, di mistero, di misticismo. Ho passato dei periodi della mia vita che scrivevo fino a quindici poesie al giorno e sentivo il sentimento dei romantici fino a volermi liberare del sangue che mi bolliva nelle vene. Con la crescita e l’esperienza e la maturazione del pensiero critico anche la poesia si è inscritta in una prassi diversa. Ad oggi distinguo ad occhi chiusi quando è il momento di produrre una poesia anziché un romanzo o una prosa. E approccio ai capitoli del romanzo con la stessa intensità di una variazione poetica, quando mi metto a scrivere e metto le mie mani sui fogli è come se accarezzassi i tasti di un pianoforte (come ho scritto anche in Origami). E penso a Mozart, Beethoven, Bach ma lo faccio con la mia voce di poeta scandita da più di dieci anni, con il mio volto di Sabatina Napolitano, con i miei occhi e con le mie ciglia. Con i miei denti, con le mie guance. In quel momento sono io e nessun altra e alla domanda “sceglimi” io sento che l’altro è proteso a me nei suoi spazi, è accogliente, è amante e gli sono riconoscente perché il romanzo riempie le frustrazioni e le solitudini di questi anni che lui ha conosciuto bene da lontano. La distanza commemora e rende orfani, ma trasforma anche in poeti perché la contemplazione ci fa bollire. Cosa ci fa bollire ancora oltre alla poesia? Credo una fucina di dio. Ho tutta la vita davanti per recuperare i libri che ho perso e gli scritti ma non c’è tutta la vita per rispondere alla chiamata della storia. A volte delle situazioni storiche sono urgenti e la risposta del calore umano viene dai poeti. Ho scritto “Origami” nel silenzio della mia ispirazione ma ho fatto in modo che servisse a un pubblico più vasto perché i poeti devono essere utili. Origami esiste e sta ad offrirmi la chiave di lettura della passione, in quella richiesta “sceglimi”. Aggiungerei “finalmente”.

Origami è il suo libro di esodio. Ha lavorato molto per redigerlo?

“Stavo pensando da diversi anni di scrivere un romanzo ambientato in una grossa biblioteca, dal 2017 avevo in mente il processo che poi ha abbracciato quegli anni, fino ad imporsi in me bene nel 2019 e nel 2020. Prima di pubblicare il romanzo, la storia ha voluto che pubblicassi una letteratura in modo da iscrivermi in una fase con degli elementi letterari, quindi non può dirsi un vero esordio, perché ovunque in internet si trova del materiale che scrivo. Lavorare intorno a un romanzo investe la vita, gli attimi e il pensiero, non si tratta solo del momento della scrittura, quella è la fase pratica ma la stagione teorica, immaginativa del romanzo è più pervasiva, armonica e incisiva nella nostra psiche. Prima che un romanzo mi investa, intavolo un forte corteggiamento che se non passa quella fase di separazione – che generalmente coincide dopo mesi con la prima e grossa delusione – può potenzialmente durare per sempre. Di solito in ogni nuova relazione mi aspetto che dopo i primi mesi ci sia la rottura, la delusione. Dopo quella caduta ci si rialza, ma si perde la poesia e l’incanto dei primi mesi. Quando si è nella poesia dei primi mesi, dell’innamoramento vero e proprio, ti sembra di stare a due metri da terra, cambia il sangue perché gli ormoni sono diversi, diverse le aspettative teoriche, diversa l’aura. Ecco, io so che i primi mesi dell’innamoramento sono un incanto che può coincidere presto con la prima delusione che di certo accadrà. Ma dal canto mio avrei tanto desiderato nella vita un uomo che fosse stato capace di perpetuare la tensione dei primi mesi, che fosse paradiso e incanto, e non incubo e inferno: perciò la risposta è sì. Lavoro con grande intensità a un romanzo, e sono dell’idea che possa essere sempre lo stesso, il primo come l’ultimo, uno stesso meraviglioso paesaggio naturale, uno stesso bosco morbido, steso e calmo, che posso leggere con luci diverse e amare con spiriti nuovi e nuove vocazioni. Uno stesso romanzo che va modificandosi in variazioni e ritmi, negli anni, che mi fanno sentire a tre metri da terra, in un incanto dolce a cui dico “grazie”, perché sono sola da tanti anni, e sentirlo con me mi dona pace. Lavoro molto ad un romanzo, come ad un bosco morbido e steso, ma ciò che gli chiedo è di non uccidere l’incanto ma di farlo durare”.

Qual è il messaggio che il lettore non può perdere del suo scritto

“Non mi interesso delle briciole di quello che un progetto lascia. È mia convinzione che è così importante per me essere scelta per una chiamata altissima che, anche quando guardo il lettore e lo studio, lo faccio ancora come da una lente non ingenua, ma commossa. Erano così tanti anni che non sentivo che è così bello essere amati e far sentire l’altro amato, che il piano della realtà a volte, è secondario al sentimento. Non si tratta di provare emozioni, quelle sono un movimento del sangue, parlo del sentimento, di quello slancio, di quel trasporto e torpore di cui è fatta la letteratura. Se fossi capace di pregare in altre lingue lo farei per non perdere queste sensazioni che sono destinate a sfumare, chiederei di continuare l’enfasi. Il rapporto con il lettore continua nel riverbero del rapporto col romanzo, c’è erotismo, ma soprattutto c’è quella alchimia che invade nei tempi di dio per cui devi necessariamente capire che un progetto più grande ti investe e per cui devi solo fare il meglio che puoi ogni giorno. È per quell’odore bellissimo di libri, di fogli, di suoni, di uomo”. 

Rosalba Angiuli

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