Don Chisciotte: il coraggio di sognare

(Teatro ‘Ebe Stignani’, Imola, 6 marzo 2022)

Don Chisciotte della Mancia (El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha) di Miguel de Cervantes Saavedra, fu pubblicato in Spagna in due volumi, nel 1605 e 1615. È considerato la più influente opera del ‘Siglo de Oro’ (il periodo di massimo splendore artistico, politico-militare e letterario della Spagna, convenzionalmente fissato tra il 1492 e il 1681) e dell’intero canone letterario iberico, oltre che un capolavoro della letteratura mondiale. Si può considerare, senza ombra di dubbio, il primo romanzo moderno:vi si incontrano, bizzarramente mescolati, elementi del genere picaresco e del romanzo epico-cavalleresco, nello stile di Tirant lo Blanch (Valencia, 1490) e di Amadís de Gaula (Saragozza, 1508).

E’ il terzo libro più venduto al mondo dopo la Bibbia e il Corano.

Il personaggio dell’hidalgo spagnolo ha sempre suscitato grande interesse ed inevitabilmente influenzato tutti i generi artistici tra cui la musica : per quanto attiene alla lirica, tante sono le opere che portano il suo nome tra cui quelle musicate da Antonio Caldara (1727), Giovanni Paisiello (1769), Saverio Mercadante (1830) e Jules Messenet (1910), mentre per quanto concerne la musica leggera, Roberto Vecchioni, Ivano Fossati, Francesco Guccini e i Modena City Ramblers sono soltanto alcuni tra i cantautori che ne hanno scritto.

Gli adattamenti cinematografici sono iniziati nel 1903 con ‘Don Quixote’, corto francese diretto da Lucien Nonquet (1903) e proseguiti con il film omonimo diretto da Orson Welles in realtà mai completato nonostante le riprese a singhiozzo durate 14 anni: la versione recuperata è firmata da Jesús Franco ed è uscita nel 1992. Un adattamento televisivo è andato in onda nel 1970 con Gigi Proietti nel ruolo del protagonista.

Ovviamente il teatro non poteva perdere questa ricca occasione: l’adattamento di Alfonso Sastre (Il viaggio infinito di Sancio Panza) porta la data del 1987; quello di Paolo Migone (Don Chisciotte, senza esagerare…) è datato 2007; quello di Luigina Dagostino (con lo stesso titolo) 2016. L’ultimo è stato firmato da Alessio Boni nel 2018, unitamente a Roberto Aldorasi, Marcello Prayer e Francesco Niccolini che assieme ne curano anche la regia.

Dopo due anni di fermo a causa della pandemia, nel 2022 lo spettacolo ha girovagato per mezza Italia (al ‘Comunale’ di Todi il 15 e 16 gennaio, al ‘Manzoni’ di Milano dal 18 al 23 successivo, al Teatro del Giglio di Lucca dal 4 al 6 febbraio, al ‘Politeama’ di Catanzaro il 9, al ‘Francesco Cilea’ di Reggio Calabria il 10, al ‘Vittorio Emanuele’ di Messina dal 25 al 27) prima di approdare il 1° marzo 2022 (repliche 2,3,4,5,6) al Teatro Ebe Stignani di Imola (la tournée proseguirà al ‘Morlacchi’ di Perugia dal 9 al 13 marzo e terminerà all’’Ambra Jovinelli’ di Roma dal 15 al 27 marzo. Entusiasta dell’opera realizzata, Alessio Boni che ne è il protagonista assieme

a Serra Yilmaz nei panni di Sancho Panza (fanno parte del cast Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico, Biagio Iacovelli) è un fiume in piena:

‘Credo che questo spettacolo possa funzionare come una terapia di gruppo: si tratta di due ore di spensieratezza, perché questa è la prima cosa che vogliamo regalare ma sul filo di un pensiero che riguarda l’essere umano e la sua avventura più bella e importante, ovvero la ricerca di se stessi. Da questo punto di vista, Don Chisciotte è la metafora più bella. Abbiamo pensato a questo spettacolo come a una favola per adulti con dentro l’entusiasmo dei bambini per cui tutto può essere e diventare qualcos’altro. La scenografia e i costumi esibiscono la loro estetica in modo fanciullesco, giochiamo con la fantasia, la trovata scoppiettante. Un’iniezione di immaginazione, facoltà che, quando si diventa adulti, rischia l’atrofia. Dovremmo conservare lo sguardo dell’infanzia. Lo diceva anche Picasso: a dodici anni dipingevo come Raffaello, ma ci ho messo una vita a imparare a dipingere come un bambino’.

‘Il coraggio, fra tutte le virtù è quella che preferisco. Parlo del coraggio di essere fedeli ai propri sogni, a quelli della giovinezza, a quelli che nell’età adulta tradiamo perché ci facciamo incastrare da regole che ci precedono e ci determinano – continua l’attore parlando alla stampa- Don Chisciotte no: a cinquant’anni (che per la sua epoca equivalgono ai nostri ottanta) parte per inseguire i propri ideali. Non il potere o il denaro, ma poiché il mondo è fuori dai cardini e lui è nato per rimetterlo in sesto, combatte le ingiustizie, la corruzione, l’opportunismo. Certo, poi scambia mulini a vento per giganti e greggi di pecore per saraceni, ma le sue armi sono proprio la fantasia e il sogno! Chi merita di essere ricordato? Io penso che sia colui che è abbastanza pazzo da andare controcorrente, mentre gli altri vanno nella direzione opposta. Penso a Ilaria Cucchi: quando ha iniziato la sua battaglia era praticamente sola, oggi davanti a lei tutti si levano il cappello’.

Lo spettacolo affascina fin dalla prima scena. Le scene e i costumi ricercatamente ‘poveri’, sono opera di Massimo Troncanetti e Francesco Esposito. Geniale ed ingegnoso il Ronzinante di pezza, mosso da un collaboratore di scena. Corale l’intervento degli altri personaggi che interpretano la famiglia di Don Chisciotte e coloro che fronteggiano l’impeto del cavaliere errante: mi è piaciuta in particolare l’interpretazione di Marcello Prayer nei panni del sacerdote del paese: con Boni, Prayer ha attraversato l’Italia l’estate scorsa con ‘Anima smarrita’, un concertato a due su Dante Alighieri: una selezione di brani del Sommo Poeta, nel settimo centenario della morte (li ricordo al Teatro Rossini di Pesaro circa 10 anni fa in un recital su Alda Merini).

Serra Yilmaz (considerata la musa di Fernan Ozpetek, presente in quasi tutti i suoi film) piace da subito : suscita simpatia l’attrice dai capelli blu con una mimica naturale, capace di trasmettere emozioni e comicità. Fa tenerezza quello ‘scudiero’

che, pur di non fare rimanere male il suo cavaliere, tiene fedeltà silenziosamente ad una preziosa amicizia nata per caso.

‘E’ stata scelta dal produttore, Marco Balsamo: è stata un’intuizione perfetta, non potevamo trovare un Sancho migliore. Insieme formiamo una coppia bizzarra, stravagante, siamo molto jazz. Ora non potrei immaginare altri in quel ruolo. E’ un’ottima compagna, di scena e di tournée. Parla quattro lingue, ha una cultura raffinatissima ma soprattutto possiede il dono dell’ironia. Fin dalla mattina a colazione, è una raffica di battute. Non reciterò più con Serra perché mi ruba la scena’- conclude sorridendo.

Boni è veramente molto bravo, completamente calato nel ruolo del nobile hidalgo spagnolo. Spero di vederlo presto nello spettacolo ‘L’uomo che oscurò il sole: Molière’, assieme al violinista Alessandro Quarta.

Due ore di spettacolo che non temono noia o momenti morti. Consigliato a tutti: adulti e bambini.

Paola Cecchini

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