Un autentico trionfo l’Elisir al Festival Donizetti

E’ noto che Gaetano Donizetti (Bergamo, 1797 –1848) fu un compositore prolifico: si contano settanta opere nel suo relativamente breve periodo compositivo che sfiora i trent’anni. Rimproverargli questo grande numero (come hanno fatto alcuni) sarebbe ingiusto, perché pochi sanno che la situazione legale del periodo svantaggiava i compositori che -una volta consegnata l’opera loro commissionata – avevano diritto ad un compenso una tantum, mentre i diritti di sfruttamento spettavano all’editore o all’impresario. La protezione della proprietà intellettuale si sviluppò solo più tardi, nell’aprile 1832 a Milano, allorché Giuseppe Verdi, assieme ad altri grandi personalità dell’epoca (Cesare Cantù, Arrigo Boito, Francesco De Santis solo per citarne alcuni) collaborò alla stesura e firmò il primo statuto della Società Italiana degli Autori (S.I.A.E.).

Quando dissero a Donizetti che Rossini aveva scritto ‘Il Barbiere di Siviglia’ (1816) in 14 giorni, questi conoscendolo bene, non se ne stupì affatto :

-Ci credo! Pigro com’è! –rispose.

Lui stesso scrisse ‘L’Elisir d’amore’ (melodramma giocoso in due atti) in 13 giorni, accettando spesso, come il musicista pesarese, contratti capestro con i vari impresari.

La pressione del tempo derivava in questo caso dal fatto che un compositore ingaggiato dal Teatro alla Canobbiana di Milano non era in grado di completare in tempo l’opera commissionatagli ed il Teatro aveva bisogno di un’alternativa con poco preavviso.

L’impresario chiese a Donizetti di modificare un’opera esistente ma il Musicista non volle farlo, perché poco prima, il 13 marzo 1832, la sua ‘Ugo, conte di Parigi’ aveva ottenuto un flop alla Scala e voleva, pertanto, rimediare a questo errore. Fu quindi deciso di creare una nuova opera. Felice Romani fu incaricato di scrivere un libretto in sette giorni: questo fu possibile solo perché Romani trasse ispirazione da un testo scritto l’anno prima da Eugène Scribe per il compositore Daniel Auber, ‘Le Philtre’ (Il filtro).

La tecnica compositiva dell’epoca era basata su formule fisse ma Donizetti (come altri autori) aveva una propria scorta di schizzi e melodie che poteva tirare fuori dal cassetto in qualsiasi momento.

È interessante vedere gli autografi di Donizetti che scriveva solo le linee vocali, oltre alle quali annotava le linee di basso per indicare la progressione armonica: a questo aggiungeva osservazioni su come orchestrare. Il copista scriveva le parti e completava la partitura sotto la supervisione del Compositore. Durante le prove, venivano fatti gli ultimi ritocchi.

L’opera andò in scena presso il Teatro della Cannobiana il 12 maggio del 1832. Donizetti visse uno dei momenti più brillanti della sua carriera: le ovazioni del pubblico furono moltissime e le recensioni dei giornali travolgenti. Il Musicista confermò così brillantemente il successo che aveva ottenuto con ‘Anna Bolena’ due anni prima, diventando finalmente uno dei principali compositore d’opera italiani.

‘L’Elisir’ resta il titolo più famoso del suo sterminato catalogo e certamente il più rappresentato nel mondo. L’opera è proposta in seno al Festival Donizetti 2021 (19 e 28 novembre, 5 dicembre) con la regia di Frederic Wake-Walker che ricostruisce il clima di coinvolgimento sociale e comunitario, tipico del teatro musicale in Italia all’epoca di Donizetti, grazie alle scene curate da Federica Parolini, i costumi di Daniela Cernigliaro, il progetto luci di Emanuele Agliati. Autentica sorpresa è rappresentata dalla versione mai ascoltata in Italia: assolutamente integrale, nelle tonalità originali ed eseguita con gli strumenti storici, alla ricerca del suono ‘autentico’ dell’orchestra del Maestro.

Si tratta di un’opera che crediamo tutti di conoscere ma che ‘suona’ in maniera del tutto diversa da quella cui siamo abituati!

L’operazione è perfettamente riuscita, grazie alla bravura del direttore Riccardo Frizza – che è anche direttore musicale del Festival – alla guida dell’ottima orchestra ‘Gli originali’ .

Si tratta di strumenti antichi (e non di copie moderne), accordati con il ‘la’ a 432 Herz, invece che a 442 o 444 come si fa oggi, con l’effetto di cantare quasi un semitono sotto.

‘A parità di nota – spiega il direttore nell’intervista inclusa nel programma di sala – la corda vocale è meno tesa e la voce è più morbida.’

Le differenze maggiori riguardano proprio gli strumenti: gli archi hanno una consistenza più dolce e leggera, i fiati mutano significativamente lo spessore timbrico e gli ottoni, con un suono penetrante ma non sovrastante gli altri, possono restare nel numero indicato in partitura (senza essere diminuiti, come accade con gli strumenti moderni).

‘L’effetto è singolare e pregevole: si tratta di un ‘Elisir’ ancora più sbilanciato sul fronte di un malinconico sentimentalismo, senza nulla togliere alla carica comica, che anzi sembra essere meglio sbalzata da questo contrasto’-ha commentato il critico musicale Fabio Larovere

Nella compagnia di canto, che comprende artisti amati e già ospiti del Festival come Roberto Frontali e Florian Sempey, nonché giovani in costante ascesa come Caterina Sala – spicca il nome del tenore messicano Javier Camarena, una delle più celebri e acclamate voci di oggi, che nella parte iconica di Nemorino- frequentata da tutti i grandi tenori della storia- inizia una collaborazione triennale con il Festival.

A lui spetta la pagina più celebre dell’opera, una delle melodie-mito di tutta l’opera italiana, quella ‘Furtiva lagrima’ che è diventata il simbolo del miracoloso equilibrio di questo capolavoro, una commedia all’italiana che diverte ma svela anche la verità dei sentimenti e dove la risata si alterna alla commozione.

Travolgente l’interpretazione della giovane Sala, la più applaudita di tutto il cast: tutti concordano nel dire che ‘è nata una stella!’

Paola Cecchini

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