Per una diga sul Candigliano

L’alimentazione idrica nel territorio della provincia di Pesaro e Urbino dipende per l’80% da acqua superficiale e la causa deriva dalla presenza, nelle risorse idriche del sottosuolo, di eccessiva salinità, con calcio e magnesio che causano acque “dure” e con presenza di nitrati. La crisi idropotabile provinciale è sempre più attuale dato che le sorgenti che alimentano i nostri acquedotti stanno regredendo e servono quindi misure urgenti per limitarne gli effetti. Il primo intervento, previsto da AATO 1 (Autorità dell’Ambito Territoriale Ottimale) è la pulizia degli invasi di San Lazzaro, di Tavernelle e del Furlo, con un recupero annuo di 1,5 milioni di metri cubi di acqua.

Nonostante ciò, resta la preventivata carenza idrica a livello provinciale e per tal motivo la richiamata AATO 1 – al termine di una serie di studi, analisi e sopralluoghi – ha individuato la possibilità di realizzare una diga nell’area appenninica dell’alto Candigliano. Questa ipotesi ha acceso il dibattito e in particolare diverse organizzazioni ambientaliste parlano di una mega-diga che causerebbe cambiamenti climatici e la distruzione di un importante ecosistema.

Come Pesaro-Urbino in Azione crediamo che in questa fase lo studio di fattibilità della diga sul Candigliano possa procedere, visto che le soluzioni alternative proposte non sono al momento percorribili. Non è una soluzione l’impianto di dissalazione dell’acqua di mare sulla costa pesarese: il costo agli utenti dell’acqua dissalata ammonterebbe a due o tre volte di più di quella naturale; inoltre, lo scarico in mare della salamoia prodotta dalla dissalazione potrebbe comportare problemi alla fauna ittica a causa del basso fondale adriatico. E non è altresì una soluzione la realizzazione di laghetti naturali adiacenti al fiume Metauro sul modello inglese; modello utilizzato per una situazione orografica completamente diversa dalla nostra e costretta a convivere con il disagio provocato dai “reservoir” più piccoli che facilmente esondano in caso di pioggia allagando le aree adiacenti.

Per questo proponiamo di procedere allo studio, verificando attentamente gli impatti ambientali del progetto ma non precludendo una possibile soluzione a priori. Ovviamente, anche considerando che l’orizzonte temporale per la realizzazione dell’opera sarebbe nell’ordine dei dieci anni, dobbiamo concentrarci da subito sulle attività parallele poiché, sia la ristrutturazione della rete idrica per limitarne le perdite sia una corretta politica di sensibilizzazione al risparmio di questa risorsa essenziale, sono da percorrere in maniera prioritaria.

Pesaro-Urbino in AZIONE

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