Mese dell’Alzheimer: servono provvedimenti urgenti e una rete di sostegno per i malati e le famiglie

Le proposte del sindacato pensionati della Cgil per forme di assistenza innovative e una legge per la non autosufficienza

PESARO, 18 settembre 2021 –  IL 21 Settembre è la giornata mondiale dell’Alzheimer e tutto il mese è dedicato a iniziative su questa grave patologia e su altre malattie cognitive come la demenza.

Per Loredana Longhin, segretaria generale dello Spi Pesaro: “chi ha pagato le conseguenze peggiori dell’epidemia da Covid sono stati gli anziani, e fra loro, i più fragili sul piano fisico e cognitivo quali le persone affette da demenza o dal morbo di Alzheimer”.

“Il costo pagato dagli anziani con problemi cognitivi, gestiti sia a livello domiciliare sia residenziale – scrive Loredana Longhin -, è stato troppo alto per non porre maggiore attenzione a questo tema, e va fatto avendo chiaro il difficile ma irrinunciabile obiettivo di modificare la condizione attuale.

A causa del Covid, nei prossimi anni il panorama clinico sarà caratterizzato da un aumento di persone affette da demenza in forma grave poiché i servizi hanno sospeso per lunghi periodi l’attività diagnostica precoce sia per il ridotto accesso sia per le insufficienze strutturali.

Le malattie cognitive come l’Alzheimer, rispetto alla gravità delle altre condizioni, sembrano essere considerate patologie ineluttabili perché legate all’età e pertanto non degne di interventi complessi di accertamento e presa in carico.

In Italia le persone affette dalle varie forme di demenza sono un milione e duecentomila, nella nostra regione sono più di 30.000 le persone anziane affette da demenza, attorno alle quali vive un numero altrettanto imponente di familiari e di persone affettivamente coinvolte; per questo è necessario dedicare maggiore attenzione a questo gruppo sociale ed evitare che all’oggettiva situazione di sofferenza si aggiunga il dolore provocato dalla   scarsa considerazione dei bisogni da parte di chi dovrebbe garantire l’accesso alla cura e l’inclusività  di questa parte della popolazione.

L’esperienza del Covid nelle persone con deficit cognitivo deve essere un incentivo per costruire, a livello locale, un futuro di maggiore attenzione e servizi agli ammalati e alle famiglie chi si prendono carico dell’assistenza.

L’aumento delle persone anziane e di soggetti fragili a causa dell’età avanzata, e la possibilità che si ripetano eventi epidemiologici così rilevanti, devono costringere a costruire modelli di comportamento standardizzati sia a livello delle cure del singolo individuo, sia dell’organizzazione complessiva, evitando gli errori ai quali abbiamo assistito finora.

Questo richiede da subito di investimenti su modelli assistenziali innovativi, nell’ambito delle cure domiciliari, dell’organizzazione sociosanitaria delle rsa, e degli ospedali.

E’ necessario attuare rapidamente politiche sociali che siano in grado di dare risposte concrete ed efficienti a queste persone e ai loro familiari.

Servono politiche sociali inclusive che siano a misura dei bisogni dei più deboli e fragili.

Nel nostro territorio scarseggiano sia i centri diurni, infatti quello che c’è non soddisfa le richieste delle famiglie, e allo stesso tempo mancano anche i centri residenziali.

Ci piacerebbe discutere e programmare con gli enti locali, con il mondo dell’associazionismo e del terzo settore, su come soddisfare questi bisogni, perché solo facendo rete potremo creare una società meno meno discriminatoria, che non stigmatizza ma accoglie e coinvolge anche nella differenza.

Sarebbe importante dare vita alla “Dementia friendly community” che èuna realtà in forte espansione in diversi comuni italiani, fondata sulla partecipazione, condivisione e inclusione dei malati e dei loro familiari nella società in cui vivono.

Come sindacato pensionati auspichiamo inoltre un forte coinvolgimento anche da parte della sanità pubblica perché anche per le demenze il tema della prevenzione è fondamentale.

Ma non solo, uno spazio importante deve essere occupato dagli interventi basati sulla tecnologia, dalla telemedicina a quelli che prevedono l’utilizzo degli strumenti multimediali.

Un grosso sostegno economico dovrebbe arrivare grazie al PNRR, ma non sarà sufficiente. E’ necessario che tutti i soggetti coinvolti lavorino in modo sinergico tra loro: enti, locali, distretti sanitari, terzo settore, associazioni dei familiari, perché se il Covid ci ha insegnato qualcosa è che nessuno si salva da solo.

Lo Spi da molti anni si batte per il varo di una legge per la non autosufficienza e auspichiamo che questo governo la realizzi in tempi brevi.

CGIL Ufficio Stampa

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