Il Rossini Opera Festival 2021 compie 42 anni

Inutile dire che la 42esima edizione del Rossini Opera Festival è stata dedicata alla memoria del regista inglese Graham Vick (67 anni), la cui morte ha molto colpito tutto il mondo teatrale internazionale. Molto solido, in particolare, era il suo legame con il ROF presso cui aveva esordito nel 1994 con la regia de ‘L’inganno felice’, seguita da ‘Moïse et Pharaon’ (1997) e, dopo una parentesi durata quattordici anni, con ‘Mosè in Egitto’ (2011), ‘Guillame Tell’ (2013) e ‘Semiramide’ (2019).

E’ invece affidata al più importante regista lirico-teatrale, Pier Luigi Pizzi (assistito da Massimo Gasparon che cura anche le luci) la messinscena, le scene e i costumi dell’opera che ha aperto il Festival il 9 agosto, Moïse et Pharaon ou Le Passage de la mer Rouge .

Generalmente considerata oratoriale e con poca azione, il Moïse è la riscrittura in forma di ‘grand opéra’ del ‘Mosè in Egitto’ che il Musicista aveva composto su libretto di Andrea Leone Tottola per il Teatro ‘San Carlo di Napoli’ (1818).

Rossini -che era solito ricorrere all’auto-imprestito e scherzava dicendo che ‘messo alle strette e sotto stress, guadagnava tempo riscaldando gli avanzi’ -riutilizzò per l’occasione soltanto sette ‘numeri’ del Mosè dopo averli completamente ripensati: l’opera acquistò una dimensione completamente nuova e non solo in termini di durata.

Approdò all’Opéra di Parigi il 27 marzo 1827 nella versione definitiva in quattro atti (uno in più rispetto al lavoro precedente).

‘In realtà -scrisse il musicologo Fedele D’Amico nel saggio ‘Parigi val bene un Mosé- la differenza fra le due versioni sta nella drammaturgia. Il ‘Mosè in Egittò’ è un’opera rettilinea che si muove in un gioco di contrasti incalzante, quasi pre-verdiano. Il ‘Moisè’, invece, è un’opera francese, cioè scritta per l’Opéra e pertanto condizionata da un’etichetta che imponeva scenografie clamorose, vistose esibizioni di massa corali e coreografiche, dimensioni rispettabili, psicologie dilungate, grandeur’ (repliche 12-16-19 agosto). L’opera è diretta da Giacomo Sagripanti sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e del Coro del Teatro Ventidio Basso. Sul palco Roberto Tagliavini (Moïse) e Erwin Schrott (Pharaon) nel ruolo dei protagonisti, oltre a Vasilisa Berzhanskaya (Sinaide, moglie del Faraone) e Eleonora Buratto ( Anai): tutte splendide voci!

La seconda opera, infine, ha debuttato ieri 10 agosto al Teatro Rossini (repliche il 13,15 e 18 agosto). Si tratta de ‘Il Signor Bruschino ossia il figlio per azzardo’, in un nuovo allestimento curato dal team registico franco-canadese Barbe & Doucet che rispettivamente firma la regia (Renaud Doucet) e le scene ed i costumi (André Barbe), mentre il progetto luci è affidato a Guy Simard.

Realizzato in coproduzione con la Royal Opera House di Muscat, il suo libretto porta la firma di Giuseppe Maria Foppa che aveva già scritto per il Musicista ‘L’inganno felice’ e ‘La scala di seta’ . Andò in scena il 27 gennaio 1813 facendo fiasco e venne subito sostituita dal ‘Ser Marcantonio’ di Stefano Pavesi. Fu ripresa il 28 dicembre 1857 al Théatre des Bouffes-Parisiens di Parigi come Monsieur Brusquino, diretta eccezionalmente da Jacques Offenbach (‘il padre dell’operetta’) a cui seguirono sporadici allestimenti nel XX secolo. La sinfonia dell’opera, invece, viene eseguita di frequente ed è nota per l’effetto richiesto dal Compositore ai secondi violini di battere con l’archetto ritmicamente sul leggio.

Sarà una vera occasione per molti assistere a Elisabetta regina d’Inghilterra, presente al ROF 2004 con Sonia Galassi nel ruolo della protagonista (debutterà stasera l’11 agosto alla Vitifrigo Arena e sarà replicata il 14, 17 e 21 agosto).

Stavolta l’Orchestra della RAI sarà diretta da Evelino Pidò, mentre la regia è firmata da Davide LIvermore. Nei ruoli principali avremo il piacere di ascoltare Karine Deshayes (Elisabetta), Sergey Romanovsky ( Leicester) e Salomé Jicia (Matilde).

Il libretto firmato da Giovanni Schmidt, è tratto dal dramma Il paggio di Leicester (1813) di Carlo Federici che riprese a sua volta, un romanzo gotico inglese,The Recess, di Sophia Lee (1785). Fu la prima delle 9 opere che Rossini scrisse per il ‘San Carlo’ di Napoli, considerato ‘il più prestigioso teatro italiano’ dell’epoca e l’inizio della collaborazione artistica tra il compositore e Isabel Colbran, primadonna del Teatro e sua futura prima moglie. il debutto avvenne il 4 ottobre 1815.

E’ un festival decisamente molto ricco quello di quest’anno che prevede altresì 8 concerti, un Gala dedicato al tenore Juan Diego Flórez per celebrare i suoi 25 anni del debutto al festival pesarese, cui sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il consueto appuntamento con Il Viaggio a Reims interpretato dai giovani talenti dell’Accademia Rossiniana ‘Alberto Zedda’ (in totale 25 eventi).

L’edizione del 2022 dovrebbe segnare il ritorno alla piena normalità. Ne è stato appena reso noto il programma, limitatamente alle tre opere che da sempre costituiscono la colonna portante del festival rossiniano: il prossimo anno saranno le nuove produzioni di Le Comte Ory (direzione di Diego Marheuz e regia di Hugo de Ana) e di Otello (direzione di Yves Abel e regia di Rosetta Cucchi), più la ripresa della Gazzetta nell’allestimento del 2015 firmato per la regia da Marco Carniti, mentre cambierà il direttore d’orchestra, che sarà Carlo Rizzi. Una novità dell’anno prossimo è che ai tre principali palcoscenici delle ultime edizioni del festival – Vitifrigo Arena, Teatro Rossini e Piazza del Popolo – si aggiungerà l’Auditorium Scavolini, nato dalla trasformazione del vecchio palazzo dello sport in sala polifunzionale.

Vi aspettiamo!

Paola Cecchini

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