Sentimenti senza intermediazione. “L’amore ai tempi del Coronavirus”, opera prima dello scrittore Samuele Formisano, analizza le possibili trasformazioni che il Covid ha indotto sul rapporto tra innamorati

URBINO – Interazione e legami sociali sono stati messi a dura prova dalla pandemia. L’isolamento sociale, l’impossibilità di poter proteggere i propri familiari e, anzi, la necessità di tenere lontani giovani e anziani, l’impossibilità di “fare comunità” nel senso pieno del termine sono tutti aspetti da valutare ancora appieno nelle loro conseguenze future su tutti noi, ma che hanno, comunque, avuto la giusta attenzione da parte dell’opinione pubblica. Di amore, in questo periodo, invece si è parlato poco.

Lo sa bene Samuele Formisano, Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università “Carlo Bo” di Urbino e prossimo alla laurea in Psicologia Clinica, che, invece di scrivere un romanzo che partisse dal suo storico universitario, ha pensato di raccontare una storia d’amore tra due giovani divisi, all’improvviso, dallo scoppio della prima ondata della pandemia, tra febbraio e marzo del 2020.

“L’amore ai tempi del Coronavirus”, che l’autore ha prodotto da solo e messo in vendita su una nota piattaforma web, parte da un’esperienza autobiografica e cerca di rispondere alla domanda che per secoli, filosofi e letterati si sono posti: se l’amore (come si dice sempre) possa davvero superare ogni ostacolo.

“La storia di Lorenzo – racconta Samuele Formisano – parte da uno spunto autobiografico, l’amore per una ragazza alla quale il protagonista non si è dichiarato: per il suo carattere ombroso, le sue insicurezze, la timidezza che ne deriva. La pandemia interviene in modo drastico anche su questa piccola, storia comune d’interazione tra due giovani, dividendoli in maniera traumatica: fin qui, io “sono Lorenzo”, poi la storia si sviluppa in maniera autonoma”.

Marianna, la protagonista, con tutta la sua bellezza e intelligenza, con una gioia di vivere che fa da contraltare, spesso, all’apatia ed alla sfiducia di Lorenzo, fugge via: trascinata dalle vicende pandemiche come da un fiume in piena, torna a casa dove, peraltro, ha un ragazzo “ufficiale” che, per recuperare un rapporto logorato dal tempo e dalla distanza, fa di tutto, a partire da una festa a sorpresa.

“Le difficoltà fanno crescere – prosegue l’autore – anche se Lorenzo tergiversa a lungo. Ha il suo strumento d’intermediazione, come tutti noi, lo smartphone, lo guarda ed aspetta notizie da Marianna, digita messaggi ma poi non li manda. Ad un certo punto, quando le autorità decidono di dichiarare l’intera città “zona rossa” e di impedire alle persone di entrare ed uscire, smette di subire passivamente la sua vita e scappa appena in tempo. Vuole raggiungere Marianna”.

Torna dunque “il viaggio”, come metafora letteraria della ricerca di sé, prima ancora che dell’altro, attraverso un’Italia martoriata dal virus e ripiegata su se stessa, in cui era (ed è) forte la tentazione di chiudersi al proprio interno e delegare al digitale il rapporto con gli altri.

“In questo contesto – conclude Samuele Formisano – Lorenzo cerca di raggiungere Marianna e, senza ovviamente entrare troppo nei particolari, concluderà la sua ricerca con quello che, nella tradizione letteraria, è un finale aperto”.

Se c’è una lezione che il Covid-19 può averci dato è che “nessuno si salva da solo”: a maggior ragione, l’amore non può esistere in una dimensione solipsista in cui Lorenzo decide di racchiudere la sua Marianna, riducendola a solo pensiero.

Lorenzo viaggia per vivere un sentimento senza intermediazione, anche senza quella degli strumenti tecnologici attuali che ci spingerebbero ad un’automatica distanza sociale che la pandemia ha solo acuito: non a caso, dimentica il cellulare a casa al momento della fuga dalla città e, quando Marianna risponde al suo primo messaggio, lui non può leggerlo.

Ma è così importante che ne conosca il contenuto?

La risposta (non la soluzione) è nelle pagine di “L’amore ai tempi del Coronavirus”

Ufficio stampa Logos

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